NEWSITALIA Recensire con toni sarcastici una funzione religiosa integra il delitto di vilipendio? Il caso del TikToker di Ravenna “Taylorismo” (Fabio Balsamo)
Quaderno monografico n. 2STEFANO TESTA BAPPENHEIM Lavoro anch’io? No, tu no! Discriminazioni religiose in ambito lavorativo nel diritto austriaco.
(2 aprile 2026)
Dopo l’“Operazione epic fury”, con cui le forze americane e israeliane hanno bombardato Teheran il 28 febbraio 2026 uccidendo la Guida Suprema iraniana Khamenei[1], presso lo studio ovale della Casa Bianca si è svolta, in presenza di una folta delegazione di evangelici, una benedizione collettiva per il Presidente degli Stati Uniti d’America impartita dal pastore evangelico Greg Laurie.
Episodi come questi evidenziano la strumentalizzazione reciproca tra sfera politica e religiosa[2]. Già la nomina di Paola White a responsabile dell’ufficio della fede presso la Casa Bianca[3] con decreto presidenziale il 7 febbraio 2025 testimonia l’influenza sull’attuale amministrazione della corrente evangelica che crede nella realizzazione “del grande Armageddon”[4] e del “destino manifesto americano” [5]. Così come appare significativa la nomina di Pete Hegseth a Segretario del Dipartimento della Difesa - poi rinominato Dipartimento della Guerra - sostenitore di posizioni ideologiche conservatrici vicine al “Christian Reconstructionism” [6].
Di visioni affini è portatore anche Lance Wallnau, pastore evangelico che ha definito il Presidente Donald Trump un moderno “Ciro il Grande”[7] a seguito della sua decisione di spostare, nel 2017, l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme[8]. Manovra politica cui ha fatto seguito, in occasione dei settant’anni dalla nascita dello Stato di Israele, la decisione del governo israeliano di coniare una moneta celebrativa che raffigura insieme Trump e il Re Ciro con il Terzo Tempio sullo sfondo[9].
La destra religiosa evangelica, già dalla metà degli anni Settanta del Novecento, ha fortemente fatto ricorso alla retorica del decadimento dei valori morali, tanto da avere influenzato significativamente la politica americana e, in particolare, le campagne elettorali che hanno portato alla Casa Bianca Ronald Reagan nel 1980, George H. W. Bush nel 1989, George W. Bush nel 2000 e, infine, Trump sia nel 2016 e che nel 2024.
Un caso emblematico di impiego della retorica religiosa è stato il riferimento esplicito al filone apocalittico della battaglia tra “bene e male”[10] utilizzato dallo stesso Bush Junior dopo la sua conversione al cristianesimo evangelico[11], in occasione dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.
I protagonisti della recente preghiera alla Casa Bianca sono oggi tra i massimi promotori della teoria del “Seven Mountain Mandate”[12], che propugna la necessità per i credenti di esercitare la propria influenza su sette ambiti della realtà sociale: religione, famiglia, istruzione, intrattenimento, media, economia e politica.[13].
La finalità di tale teoria è quella di indirizzare la società cui si rivolge verso i loro valori cristiani, con evidenti ripercussioni sul tradizionale principio di separazione tra Stato e religione sancito dal First Amendment della Costituzione americana[14]. I suoi sostenitori, più nel dettaglio, si ispirano alla teologia della prosperità, una dottrina evangelica neo-pentecostale basata sulla convinzione che Dio desideri una vita di abbondanza. Problema effettivo di questa corrente di pensiero è la sua declinazione in chiave prettamente economica che incide sulle scale di priorità dei fedeli spingendoli, nel tempo, ad assumere posizioni forti e a tratti ostili rispetto alla povertà, alla malattia e a tutto ciò che concorre a generare la concezione di “infelicità”. Nel lessico concettuale di questi teologi della prosperità, la felicità, il vigore fisico, il successo individuale, appaiono quali segni tangibili della benedizione divina; il loro contrario, invece, incarna la manifestazione materiale del giudizio e della maledizione di Dio.
Tale impostazione si ricollega al “pursuit of happiness[15]” e si inserisce in quella più ampia tradizione che già nel XVIII secolo ha individuato nella felicità un elemento centrale del rapporto tra individuo e potere. Nella tradizione americana “il diritto alla felicità” si connota come diritto a perseguire liberamente la propria realizzazione individuale, obiettivo rispetto al quale il compito dello Stato è prevalentemente quello di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono l’attuazione. La teologia della prosperità, in tal senso, offre una reinterpretazione in chiave religiosa del diritto alla felicità, indicandola come segno di benedizione divina.
Al contrario, alcune più recenti riflessioni sul concetto di felicità ne sottolineano la dimensione relazionale, mettendo in dubbio la possibilità che essa possa considerarsi un’aspirazione intima e isolata. Poiché l’individuo si può arricchire veramente solo quando contribuisce al bene comune. La visione liberista e mercatista propagandata dalla già menzionata corrente evangelica rischia, invero, di tradire anche il senso originario di “felicitas” che rimanda alla “generatività della vita e alla coltivazione delle virtù”[16], e secondo cui il bene del singolo non può non accompagnarsi simultaneamente con il bene della collettività. Solo in tal modo può essere rispettato quel contemperamento tra diritti e doveri di solidarietà.
Il rischio che appare emergere è, in ultima analisi, quello di una sacralizzazione dell’attività politica, in cui l’azione dell’esecutivo americano sembra non basarsi tanto su linee programmatiche fondate su scelte strategiche razionali, quanto su una visione escatologica dettata da versi dei testi sacri strumentalmente interpretati per giustificare le decisioni.
In questo equilibrio fragile diventa, pertanto, una sfida urgente del nostro tempo ripensare al rapporto tra religione, politica e felicità collettiva, e riflettere su come una democrazia possa accogliere la dimensione religiosa nella sfera pubblica senza incrinare il principio di separazione tra Stato e religione.
Marco Spina
[1] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/28/media-riportano-che-khamenei-e-morto-a-teheran-applausi-alle-finestre_5bb5ba23-6006-4f7c-b2f5-5397d0197883.html
[2] Sulla politica ecclesiastica dell’attuale amministrazione Trump cfr. Vincenzo Pacillo, Gli executive orders 14188/2025 e 1° maggio: l’amministrazione Trump dalla alla religious liberty e alla lotta contro l’antisemitismo, in Il diritto ecclesiastico 3-4, 2025, pp. 523-544.
[3] https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/trump-ufficio-fede-foto-ultima-cena_93604938-202502k.shtml
[4] Nome usato in Apocalisse 16, 16 a indicare il luogo dove i re malvagi, alleati della Bestia, si concentreranno nel gran giorno per la guerra contro Dio. Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/armageddon/#google_vignette
[5] https://ilmanifesto.it/archivio/2003040467
[6] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/11/hegseth-salmo-biblico-iran-attacchi-notizie/8320177/ che, tra l’altro, in alcuni discorsi si è dichiarato contrario alla partecipazione delle donne alle operazioni militari[6]. Durante le sue conferenze stampa al Pentagono ha richiamato spesso i passi della Bibbia, così come nell’ultimo intervento del 10 marzo 2026 in cui ha citato il Salmo biblico 144[6].
[7] La scelta di Donald Trump è stata infatti paragonata a quella del re persiano, meritevole di aver liberato i prigionieri ebrei a Babilonia. Cfr. https://lancewallnau.com/trump-is-a-modern-cyrus/
[8] https://www.ilsole24ore.com/art/trump-ha-deciso-l-ambasciata-usa-si-sposta-gerusalemme-AEhfNeND
[9] https://ilfarosulmondo.it/verso-terzo-tempio-gerusalemme/
[10] https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2002/06/20020601-3.html -
“We are in a conflict between good and evil, and America will call evil by its name”.
[11] Bush Junior, infatti, dopo la sua conversione al cristianesimo evangelico si proclamava “new born in Christ” Linda Fregoli, Dal fondamentalismo cristiano al movimento QAnon, in Antonello De Oto (a cura di), Terrorismo di matrice religiosa, sicurezza e libertà fondamentali, Bologna University Press, Bologna, 2023, in particolare p. 73.
[12] https://arche.plus/it/
[13] Cfr. Antonio Spadaro, Marcelo Figueroa, Teologia della prosperità: un vangelo diverso, in La Civiltà Cattolica, quaderno 4034, 2018, consultabile all’indirizzo https://www.laciviltacattolica.it/articolo/teologia-della-prosperita-il-pericolo-di-un-vangelo-diverso/
[14] Sulla separazione tra politica e religione nel contesto statunitense, cfr. Mario Tedeschi, s. v. Separatismo, in Novissimo digesto italiano, appendice Segr-Z Utet Torino pp. 70-76
[15] Dichiarazione di indipendenza del 1776 - https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/sezioni-lettere/interventi-d-autore/il-diritto-alla-felicita-1/
[16] Maria d’Arienzo, Considerazioni sul concetto di felicità tra religione, diritto e politica, in Diritto e religioni, 2, 2019, p. 241 ss.


