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RIASSUNTO
Questo articolo analizza il concetto di dignità dei detenuti nel contesto del sistema penitenziario italiano, concentrando l’attenzione, in particolare, sull’interazione tra libertà religiosa e diritto a un’alimentazione adeguata. Sebbene la legge sull’ordinamento penitenziario riconosca in Italia la libertà religiosa e il diritto a un’alimentazione “sana e sufficiente”, queste prerogative soggettive sono spesso ignorate, a causa della predominanza delle esigenze amministrative e di sicurezza che concorrono a regolare la vita carceraria. In tale quadro, alcune sentenze delle Corti superiori abbozzano un diritto all’alimentazione adeguata dei detenuti, riconoscendo al cibo – oltre alla sua funzione nutrizionale – un profondo significato culturale, personale e religioso. La sua preparazione, intesa come “rituale” quotidiano, consente ai detenuti di mantenere un legame con la propria vita esterna e di preservare la propria dignità personale, diventando un canone, un’unità di misura, fondamentale del principio dignitario nella condizione di detenzione.
PAROLE CHIAVE
Stato di detenzione; principio dignitario; libertà religiosa; ritualità del cibo; diritto al cibo; ordinamento penitenziario

