Quaderno monografico n. 2MARIA D’ARIENZO La discriminazione religiosa nel contesto nazionale ed europeo. Considerazioni introduttive
Quaderno monografico n. 1GIAN PIERO MILANO La conformazione del diritto vaticano al diritto internazionale
Nell’ottobre 2024, nella diocesi di Jefferson City, nello Stato del Missouri (USA), è sorta una controversia in materia di musica sacra a seguito della promulgazione di un decreto con cui l’Arcivescovo W. Shawn McKnight, disponeva il divieto di utilizzo di dodici inni religiosi, ritenuti problematici sotto il profilo dottrinale e morale1 . La decisione ha suscitato un ampio dibattito all’interno della diocesi tanto da indurre il vescovo, a fronte delle numerose reazioni, a revocare ad cautelam tempestivamente il decreto, per aprire un processo consultivo di tipo sinodale. Il confronto ha dato impulso a un più ampio processo di discernimento comunitario, espressione della sinodalità promossa da Papa Francesco2 e volto a riconsiderare i criteri di selezione dei canti liturgici3.
Il provvedimento al centro del dibattito, oltre al divieto di utilizzo di taluni inni religiosi, includeva ulteriori motivazioni relative alla condotta personale di alcuni autori. Nel testo venivano elencati una selezione di canti comunemente utilizzati, ma «dottrinalmente problematici», che sarebbero stati «assolutamente vietati» nell’Arcidiocesi a partire dal 1° novembre dell’anno scorso. Secondo il Catholic Missourian, l’iniziativa faceva seguito ad un «approfondito processo di studio e revisione», durato circa un anno, da parte della Commissione liturgica Diocesana e della consultazione con il Consiglio Presbiterale diocesano. A chiarimento, l’Arcivescovo aveva precisato che la finalità principale del decreto consisteva nel favorire una «partecipazione piena, consapevole e attiva alla liturgia» attraverso un repertorio musicale comune.
A sostegno del decreto, Adam Bartlett - esperto di musica liturgica e fondatore della risorsa di musica sacra Source and Summit - aveva dichiarato alla CNA di considerarlo un «contributo molto gradito» al dibattito in corso sulla musica liturgica nella Chiesa cattolica statunitense, affermando che «per le parrocchie della diocesi di Jefferson City non dovrebbe essere accolto solo come una restrizione, ma anche come un invito a riscoprire cosa dovrebbe essere veramente la musica nella Messa»4.
È opportuno osservare che il provvedimento non si limitava ad elencare gli inni e i compositori vietati, ma stabiliva, inoltre, quattro messe approvate per l'uso nella diocesi e con le quali ogni parrocchia avrebbe dovuto «familiarizzare», riconoscendo un posto d’onore al canto gregoriano nella liturgia della Messa.
Dal punto di vista giuridico, la vicenda di Jefferson City solleva questioni di rilievo, che meritano particolare attenzione.
Sullo sfondo vi è il dato che il decreto in questione appare ispirato dalle linee guida esitate nel 2020 dalla Conferenza Episcopale Statunitense (USCCB) ― Catholic Hymnody at the Service of the Church: An Aid for Evaluating Hymn Lyrics” (2020)5. Un documento, questo, che individua tre ambiti principali di attenzione dottrinale per i testi liturgici: la corretta espressione della fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e nel carattere sacrificale della celebrazione; una visione della Chiesa conforme alla sua natura di corpo mistico di Cristo e non di mera realtà sociologica; e una concezione antropologica coerente con la rivelazione cristiana e con la dignità della persona umana.
I suddetti criteri trovano fondamento nella costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium che prescrive che i testi liturgici siano conformi alla dottrina cattolica e servano la maestà del culto divino6.
Va al contempo considerato come, il vescovo diocesano abbia il diritto e il dovere di vigilare sul rispetto delle prescrizioni liturgiche, evitando abusi nel culto divino7 . Ne consegue che l’intervento dell’Arcivescovo McKnight sulla musica liturgica rientrava nella sua competenza normativa ordinaria, pur dovendo essere esercitato nel rispetto dei principi di prudenza e di comunione ecclesiale.
Come accennato, pochi giorni dopo il divieto iniziale, l'arcivescovo ha revocato la decisione a seguito di proteste provenienti prevalentemente da realtà laicali. Ha affermato che, in futuro, ci saranno “consultazioni più approfondite con le parti interessate all'interno della diocesi" prima di ulteriori divieti e che si darà luogo ad un processo ―sinodale, (cfr. Catholic News Agency)8. Successivamente, in particolare, nel novembre del 2024 l'arcidiocesi ha emanato delle linee guida9 per aiutare le parrocchie a scegliere la musica più adatta per il culto.
A proposito di questo percorso sinodale volto - qui - a favorire una riflessione condivisa sulla musica liturgica, è opportuno evidenziare come si inserisca nel quadro previsto dai canoni del Codex Iuris Canonici sui sinodi diocesani e i consigli pastorali che si configurano come strumenti consultivi per il Popolo di Dio10.
Il percorso sinodale permette un confronto reale tra vescovo, sacerdoti, musicisti e fedeli, e rappresenta un’applicazione pratica del principio di partecipazione e corresponsabilità ecclesiale auspicato da Papa Francesco che ha avviato un processo sinodale - nella scia della recezione del Concilio Vaticano II - che si è dipanato nel triennio 2021–2024 e che ha messo in evidenza la ricchezza dei carismi suscitati dallo Spirito11 e, al tempo stesso, l’urgenza di consolidare strutture e dinamiche di comunione, nel dialogo tra le Chiese locali sotto il ministero di unità del Vescovo di Roma12. Francesco, legando, secondo la teologia argentina, ― l’idea di Chiesa con quella di popolo, inteso come soggetto evangelizzatore situato nel tempo e nello spazio13 ha ulteriormente evidenziato l’importanza della sinodalità - intesa come stile e forma istituzionale della vita ecclesiale14 - che valorizza il sensus fidei dei battezzati15 aprendo ad una più ampia corresponsabilità nei processi di discernimento e nelle decisioni pastorali. In tal modo creando una circolarità virtuosa tra il sensus fidei di cui sono portatori tutti i fedeli e l’autorità di chi esercita il ministero pastorale16.
In questa prospettiva più ampia la regolamentazione della musica sacra non si limita alla mera osservanza delle norme, ma coinvolge anche la partecipazione attiva dei fedeli e il rispetto della pluralità culturale17. La musica liturgica assume così una funzione educativa e identitaria, contribuendo a rafforzare il senso di comunità e la coesione ecclesiale18.
Per concludere, in considerazione di quanto sommariamente esposto, il caso della diocesi di Jefferson City mostra come la regolamentazione della musica sacra richieda un delicato equilibrio tra ortodossia dottrinale, potestà episcopale e partecipazione dei fedeli. La consultazione sinodale, avviata dopo la revoca del decreto, attesta, inoltre, che strumenti di discernimento e dialogo possono integrarsi nella prassi ecclesiale senza alterarne la struttura gerarchica. In questo senso, l’episodio conferma che la musica liturgica rimane uno spazio di comunione e partecipazione, in cui norme e sensibilità comunitarie si intrecciano nella vita diocesana19.
Désirèe Pappalardo
1 Catholic News Agency, “Jefferson City Diocese bans 12 hymns, then rescinds list after backlash”, ottobre 2024.
2 FRANCESCO, Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2019, in AAS 112 (2020), 3-10.
3 https://www.ilsussidiario.net/news/inni-sacri-negli-usa-il-dibattito-su-divieti-alcuni-sono-problematici-dal-punto-di-vista-teologico/2894667/
4 https://www.catholicworldreport.com/2024/10/31/diocese-bans-all-are-welcome-other-hymns-from-catholic-masses/
5 https://www.usccb.org/resources/Catholic%20Hymnody%20at%20the%20Service%20of%20the%20Church_0.pdf
6 Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 4 dicembre 1963, nn. 112 e 121.
7 Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Decreto attuativo delle disposizioni del can. 838 CIC/1983, 2017. Per un’analisi della funzione di custodia liturgica del vescovo, si veda, EUGENIO CORECCO, LIBERO GEROSA, La Chiesa e il suo diritto”, Milano, Jaca Book, 1995; GIANFRANCO GHIRLANDA, Il diritto nella Chiesa mistero di comunione, Roma, Pontificia Università Gregoriana, varie edizioni.
8 https://catholicvote.org/missouri-archbishop-weighs-in-on-debate-of-banning-problematic-hymns-from-mass/
9 https://diojeffcity.org/wp-content/uploads/2024/11/Promoting-Active-Participation-in-the-Liturgy-Through-Sacred-Music-1.pdf
10 Codice di Diritto Canonico, 1983, libro II, cann. 208–223; 460–468.
11 Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 7, 21 novembre 1964.
12 Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 13, 21 novembre 1964; cfr. HERVÉ LEGRAND, Sinodalità e cattolicità , in Concilio, 2019; Documento Finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2-27 ottobre 2024) “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26.10.2024(https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/10/26/0832/01659.html).
13 CARLO FANTAPPIÉ, Antica e nuova sinodalità. Una comparazione, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica, n. 1/2025, pp. 1–34
14 Commissione Teologica Internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa , 2 marzo 2018, n. 70, in Enchiridion Vaticanum, vol. 35, LEV, Roma, n. 70.
15 Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 12, 21 novembre 1964; cfr. AVERY DULLES, The Church and the Sensus Fidelium, in Theological Studies, (44) 1983, pp. 447-470
16 Per un approfondimento del tema, si veda ORAZIO CONDORELLI, Principio elettivo, consenso, rappresentanza. Itinerari canonistici su elezioni episcopali, provvisioni papali e dottrine sulla potestà sacra, Il Cigno, Roma, 2003; Eugenio Corecco, Ontologia della sinodalità, in Ius et Communio, Scritti di diritto canonico, a cura di GRAZIANO BORGONOVO, ARTURO CATTANEO, vol. II, Piemme, Casale Monferrato, 1997, pp. 82-108. Cfr. anche DANIELA MILANI, “La sinodalità come criterio di governo”, in Curia Romana e Governo della Chiesa. Tra riformismo e tradizione , a cura di MARIA D’ARIENZO, MARIO G. FERRANTE, ANTONIO INGOGLIA, in Diritto e Religioni, Quaderno monografico 5, Pellegrini, 2024, pp. 69-91.
17 Si veda inoltre, EUGENIO CORECCO, voce Sinodalità, in Nuovo dizionario di teologia , a cura di G. Barbagli e S. Dianich, Edizioni Paoline, Alba 1977, pp. 1466-1495;PAOLO CAVANA, ―
La sinodalità nell’attività normativa della Chiesa”, in «Dialoghi –la rivista», 4/2022, p. 78.
18 Per un’analisi del rapporto tra musica liturgica e identità religiosa, si veda MARIA D’ARIENZO, Corale luterano, Salterio calvinista, Anthem anglicano. Identità religiose e musica liturgica in ambito protestante, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, n. 18, 2022.
19 Per un approfondimento, CRISTIANA CIANITTO, “Il canto e il diritto: unità e pluralità nel popolo di Dio.Introduzione al tema” in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, n. 14/2022, pp. 1-3.


