NEWSITALIA Testimoni di Geova c. Italia: la vera novità non è che i Testimoni di Geova abbiano vinto, ma che la politica ha perso (Pierluigi Consorti)
Quaderno monografico n. 2STEFANO TESTA BAPPENHEIM Lavoro anch’io? No, tu no! Discriminazioni religiose in ambito lavorativo nel diritto austriaco.
(3 luglio 2026)
Nel mese di marzo 2026, il colosso dell’intelligenza artificiale Anthropic ha riunito a San Francisco quindici leader cristiani, dichiarando che avrebbe successivamente invitato alcuni rappresentanti di altre fedi abramitiche, dell’induismo ed esponenti di tradizioni filosofiche[1] al fine di studiare un metodo idoneo a dare un’educazione etica al suo algoritmo “Claude”. L’iniziativa si inserisce in una progettualità già in corso d’opera. I fondatori dell’azienda[2]hanno cercato sin da subito di orientare assiologicamente - attraverso la redazione di una “costituzione etica[3]” - l’operabilità dell’Intelligenza Artificiale ai criteri della “AI Safety[4]”.
La questione riprende un tema centrale: è giusto dare un’educazione etica a una rete neurale?
Per provare a fornire una prima risposta è anzitutto doveroso affermare che anche quando uno strumento basato sull’IA manchi ufficialmente di orizzonti valoriali predeterminati, e la linea dichiarata sia quella della neutralità, un’inclinazione etica è pressoché inevitabile.
Ma il caso di Anthropic presenta elementi peculiari. La sensibilità che l’azienda americana riserva al mondo cristiano – e in particolare a quello cattolico - è inequivocabilmente esplicata nel documento relativo ai principi di Claude – alla cui stesura, oltre a filosofi ed esperti del settore digitale, hanno contribuito anche gli irlandesi padre Brendan McGuire[5] e Sua Eccellenza Paul Desmond Tighe, Segretario della Sezione per la Cultura del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Curia Romana[6].
La corporation sembrerebbe con tale scelta, peraltro, aver orientato i propri codici etici aziendali verso valori teologico-morali tipici del mondo cattolico. È possibile rinvenire un’ulteriore conferma nella partecipazione, insieme a numerose altre aziende, alla “Rome Call for AI Ethics[7]” del 2020 e, in modo ancora più significativo, nell’invito esclusivamente rivolto ad Anthropic, in Vaticano, per la presentazione dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV.
In tale sede, il co-fondatore dell’azienda di San Francisco Chris Olah[8], in un discorso rivolto alle autorità vaticane, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà degli sviluppatori IA nell’analisi delle strutture neurali, segnalando l’esistenza di una serie di preoccupanti opacità[9].
Dal canto suo, la stessa Santa Sede ha ormai da tempo profuso un particolare impegno in tema di tecnologie intelligenti. Così, già nel documento “Antiqua et nova” prodotto dal Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede nell’aprile 2025, si ponevano in rilievo alcune riflessioni sull’IA e la sua “incapacità” di discernimento e di “umana” comprensione della realtà[10]. E sulla stessa linea anche l’attuale Pontefice, con l’enciclica “Magnifica Humanitas”, ha sostenuto che: «Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa»[11].
Al di là della questione relativa alla concreta realizzabilità di un eventuale progetto di eticizzazione dell’IA[12], che pur postula una serie di dubbi tecnici, occorre considerare che se la selezione del sistema di valori venisse affidata a esponenti del pensiero teologico chiamati a orientare gli output di uno strumento destinato a operare su scala globale e su una platea di utenti religiosamente ed eticamente eterogenea, l'IA potrebbe diventare un potenziale strumento di "egemonizzazione culturale". La creazione di codici basati su criteri di giustizia sociale non finirebbe, quindi, per generare una censura implicita della libera espressione?
Sebbene Anthropic abbia promesso di invitare i rappresentanti di altre fedi e tradizioni filosofiche, l’evidente vicinanza al mondo cattolico e le promesse di invito a posteriori potrebbero essere interpretate come indizi di un’eticizzazione “religiosamente sbilanciata”. Inoltre, un’eticizzazione religiosa dell’IA, seppur imperniata su taluni saperi teologici, è sufficiente a “garantire” un pluralismo di valori?
Al netto di questi quesiti, una considerazione attenta alle funzioni assolte dall’IA e ai suoi funzionamenti potrebbe forse ridimensionare la convinzione che eticizzare l’IA sia cosa aprioristicamente giusta. A questo riguardo, appare di particolare interesse la tesi di chi ha proposto una diversa “qualificazione” dell’IA, specificando che di essa si dovrebbe parlare in termini di “Comunicazione Artificiale”[13]. Tale prospettiva sottolinea criticamente i rischi di una troppo semplice antropomorfizzazione dell’IA.
L’IA, si sostiene, non pensa come un essere umano, ma si limita a rielaborare e calcolare attraverso l’attività degli algoritmi[14]. Sono ormai noti i meccanismi di “machine learning[15]” e “deep learning[16]”. Il loro funzionamento dipende dall’esistenza di database, e questi ultimi dipendono a loro volta dalle informazioni e dai dati forniti dagli utenti digitali. Le “chatbot”, veri e propri «partner comunicativi competenti[17]», riuscirebbero allora a fornire output a seconda dell’ecosistema virtuale dal quale attingono per ricavare e intersecare informazioni/dati. E gli algoritmi possono, in tal senso, elaborare risultati a una velocità che il cervello umano non riesce a seguire[18].
È la ricerca dell’operatore umano, in altri termini, a contribuire alla modificazione dell’algoritmo. E il fatto che gli utenti ricevano risposte contingentate a seconda delle domande poste[19]– e di come vengono poste -, vuol altresì significare che nessun algoritmo può produrre output “inventandoli” di sana pianta.
In conclusione, non è da sottovalutare il rischio che il futuro dell’IA possa basarsi su modelli etici uniformi con risposte “predeterminate”.
Vero è che non si possono ignorare i rischi connessi a un utilizzo improprio, violento e discriminatorio dell’IA. Ma un aumento dei divieti dovuto a normative più stringenti, oppure a “eticizzazioni algoritmiche” incentrate su orientamenti religiosi standardizzati, potrebbero dimostrarsi inefficaci e addirittura controproducenti. Al contrario, il potenziamento di meccanismi di fact-checking o l’implementazione di modelli algoritmici che operino in antitesi alla «passività degli utenti[20]» potrebbero ridurre il grado di polarizzazione sociale e politica[21], non minando l’eterogeneità delle informazioni e lo scambio di prospettive[22].
Marco Spina
[1] https://www.anthropic.com/news/widening-conversation-ai?ref=nextomoro.com
[2] https://ainews.it/chi-sono-dario-e-daniela-amodei-gli-italoamericani-delletica-tech/
[3] https://www.anthropic.com/constitution
[4] Modello da adottare ove si vogliano garantire sicurezza digitale e limiti dell’IA; https://www.ibm.com/it-it/think/topics/ai-safety
[5] https://www.omnesmag.com/it/focus/chi-e-brendan-mcguire-parroco-e-consulente-aziendale-in-ia/
[6] https://www.dce.va/it/authors/mons-tighe-paul-desmond.html
[7] https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdlife/documents/rc_pont-acd_life_doc_20202228_rome-call-for-ai-ethics_en.pdf
[8] https://www.anthropic.com/news/chris-olah-pope-leo-encyclical
[9] https://www.youtube.com/watch?v=CQdzY_3apNQ
[10]https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html cfr. 32; in particolare ove si specifica che «tramite l’IA e i mezzi tecnologici non si possono risolvere tutti i problemi dell’uomo, altrimenti rischieremmo di trovarci dinanzi ad una nuova idolatria e a considerarle come un nuovo dio».
[11] https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html cfr.107
[12] Vedi: https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/le-intelligenze-artificiali-sono-figlie-di-dio-la-silicon-valley-cerca-le-chiese_107131
[13] ELENA ESPOSITO, Comunicazione artificiale. Come gli algoritmi producono intelligenza sociale, Bocconi University Press, Milano, 2022, p. 97
[14] https://www.newmediaeuropeanpress.eu/2025/11/27/linvenzione-dellalgebra-lalgoritmo-di-al-khwarizmi/
[15] https://www.ibm.com/it-it/think/topics/machine-learning
[16] https://www.ibm.com/it-it/think/topics/deep-learning
[17] ELENA ESPOSITO, Comunicazione artificiale. Come gli algoritmi producono intelligenza sociale, Bocconi University Press, Milano, 2022, p. 97
[18] E ne è un esempio la “mossa 37” durante la partita di “Go” del 2016 tra l’algoritmo di “AlphaGo” e il campione mondiale Lee Sedol; https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/03/26/news/google_deepmind_ia_alphago_lee_sedol_alphafold-425247945/
[19] ELENA ESPOSITO, Comunicazione artificiale. Come gli algoritmi producono intelligenza sociale, Bocconi University Press, Milano, 2022, p.29
[20] Ibidem, p. 97
[21] Si veda per esempio Flipfeed, https://www.media.mit.edu/projects/flipfeed/overview
[22] In alcuni si introducono nei news feed contenuti personalizzati secondo prospettive politiche che l’algoritmo identifica come contrarie all’ideologia dell’utente; ELENA ESPOSITO, Comunicazione artificiale. Come gli algoritmi producono intelligenza sociale, Bocconi University Press, Milano, 2022, p. 97


