NEWSCITTA’ DEL VATICANO La riforma del Vicariato di Roma a tre anni da In Ecclesiarum Communione (Andrea Micciché)
Quaderno monografico n. 2STEFANO TESTA BAPPENHEIM Lavoro anch’io? No, tu no! Discriminazioni religiose in ambito lavorativo nel diritto austriaco.
(30 luglio 2026)
Recentemente, in Marocco è stata presentato un progetto di legge di iniziativa popolare, aperta alla sottoscrizione delle 20.000 firme necessarie per raggiungere il quorum, volta a consentire o agevolare l’attribuzione della cittadinanza marocchina ai discendenti (figli e nipoti) degli ebrei marocchini emigrati nel XX secolo[1]. Già in passato erano state intraprese iniziative simili, che però non erano mai state incanalate in un iter ufficiale, che invero si preannuncia lungo ed articolato. Difatti, la mozione ha subito suscitato un vivace dibattito, con interpretazioni contrastanti.
Ciò emerge soprattutto dai principali sondaggi regionali[2], che mostrano come, pur persistendo una diffusa ostilità simbolica verso la normalizzazione con Israele, specialmente dopo gli eventi successivi al 7 ottobre 2023[3], le dinamiche di contestazione rimangano circoscritte a minoranze politicamente attive. Parallelamente, continua ad esistere una sacca di resistenza ideologica, alimentata soprattutto da ambienti islamisti, panarabisti e movimenti filo-palestinesi, che interpreta le aperture verso la diaspora ebraica marocchina e la cooperazione con Israele come concessioni politiche incompatibili con la solidarietà alla causa palestinese[4].
L’iniziativa popolare offre l’occasione per allargare l’analisi ad una più generale disamina della vision del Regno nei confronti della politica internazionale e del dialogo interreligioso.
Nel panorama geopolitico contemporaneo dell’area MENA, il Marocco sta progressivamente consolidando il proprio ruolo di attore regionale capace di coniugare pragmatismo diplomatico, pluralismo religioso e proiezione strategica internazionale. In tale prospettiva, la proposta legislativa volta a facilitare il recupero della cittadinanza marocchina ai discendenti degli ebrei emigrati nel XX secolo non rappresenta soltanto un intervento simbolico di ricucitura storica. Tale azione si configura come uno strumento di politica estera e di diplomazia culturale funzionale al rafforzamento della posizione del Regno nei delicati equilibri geopolitici del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Africa.
L’iniziativa si colloca, infatti, all’interno di una strategia più ampia mediante la quale il Regno hashemita mira a presentarsi come interlocutore stabile e credibile nei rapporti tra mondo islamico, Occidente e Israele. Sebbene la motivazione ufficiale dalla mozione popolare privilegi il legame storico-sentimentale tra gruppi familiari e il risanamento dei sentimenti identitari, è innegabile che questa proposta si inserisca nella cornice della realpolitik scaturita con gli “Accordi di Abramo” del 2020. L’efficienza della diplomazia politico-economica del Regno del Marocco è nota. Il Paese ha rapporti privilegiati con tutti i principali Stati europei e con gli altri Paesi della sponda Nord del Mediterraneo; ha un ruolo rilevante in seno all’Islam sunnita; dopo esserne uscito nel 1984, il Regno è rientrato con un ruolo di leader in seno all’Unione Africana; ha manifestato la sua intenzione di aderire alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS); ha contrattualizzato con alcuni Stati del Sahel senza sbocco sul mare la possibilità di accesso alle infrastrutture portuali del porto atlantico di Dakhla, accordo poi rafforzato dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 2797/2025 sull’autonomia del Sahara marocchino[5]. In particolare, proprio a seguito degli Accordi di Abramo, il Marocco ha accentuato la propria funzione di “mediazione regionale”, valorizzando il patrimonio storico della presenza ebraica marocchina quale elemento distintivo rispetto ad altri contesti arabo-islamici. In tale ottica, la diaspora ebraica marocchina, particolarmente radicata in Israele e, poi, tra Francia, Canada e Stati Uniti[6], assume il ruolo di “ponte” tra spazi geopolitici differenti, consentendo al Regno di trasformare la memoria storica in capitale diplomatico e relazionale.
La centralità di questa strategia appare evidente anche sotto il profilo religioso. Il sovrano, in qualità di Amir al-Mu‘minin (Comandante dei Credenti), ai sensi del combinato disposto degli artt. 41 e 42 Cost. esercita una legittimazione religiosa che supera i confini nazionali e consente al Marocco di proporsi quale modello di un Islam sunnita non intransigente e dialogante[7]. In un contesto regionale segnato da radicalizzazioni ideologiche, conflitti identitari e tensioni confessionali, il recupero della componente ebraica nell’agenda nazionale marocchina diviene così uno strumento di soft power religioso e culturale. La cittadinanza, in questo senso, smette di essere esclusivamente un istituto giuridico per trasformarsi in dispositivo geopolitico di inclusione simbolica e di posizionamento del ruolo internazionale dello Stato.
Tale impostazione trova un importante fondamento nelle trasformazioni costituzionali avviate con la riforma del 2011. La Costituzione marocchina riconosce infatti la pluralità delle matrici identitarie del Regno, includendo espressamente la componente ebraica accanto a quelle arabo-islamica, amazigh, saharawi-hassani, africana, andalusa e mediterranea[8]. Questo riconoscimento non ha soltanto un valore culturale, ma riflette una precisa scelta politica: costruire una nozione di cittadinanza nazionale capace di integrare le differenze storiche e religiose come fattore di coesione interna e di legittimazione internazionale[9].
Nella medesima direzione si inserisce la Dichiarazione di Marrakesh[10] del 2016, promossa sotto l’egida reale e considerata uno dei più rilevanti documenti contemporanei sul tema della tutela delle minoranze religiose nei Paesi islamici. Il testo, richiamando la Carta di Medina[11] quale paradigma storico di convivenza, afferma il principio della “cittadinanza condivisa” e condanna ogni forma di persecuzione religiosa. La Dichiarazione assume pertanto un significato che trascende il piano teologico, poiché contribuisce a rafforzare l’immagine del Marocco come laboratorio politico-religioso di moderazione e dialogo interconfessionale.
Sotto il profilo economico, inoltre, l’iniziativa legislativa relativa alla cittadinanza ebraica rappresenta una significativa risorsa, che va a rafforzare un fiorente segmento del turismo religioso degli ebrei, soprattutto verso località quali Ouazzane, Tinghir e Fès, alla riscoperta del ricco patrimonio culturale sefardita e berbero, con possibilità concrete di attrarre investimenti dalla diaspora[12]. Inoltre, dal punto di vista sociologico e politico, l’iniziativa popolare si inserisce in una più ampia operazione di diplomazia “della memoria”. Attraverso il recupero del legame con la diaspora, il Marocco tenta di convertire la nostalgia storica e l’eredità multiculturale del passato in una risorsa strategica per il futuro. La valorizzazione del patrimonio sefardita, il restauro di sinagoghe e cimiteri ebraici, nonché il crescente sviluppo del turismo religioso nelle città storicamente legate all’ebraismo marocchino[13], rispondono alla medesima logica di costruzione di un’identità nazionale aperta e spendibile come tale sul piano internazionale.
Concludendo, l’approfondimento del caso marocchino attraverso la disamina del progetto legislativo di iniziativa popolare volto ad attribuire la cittadinanza agli ebrei della diaspora, mostra come tale riconoscimento possa essere reinterpretato quale strumento di proiezione internazionale e di governance pluralistica delle differenze religiose. La possibile attribuzione della cittadinanza ai discendenti degli ebrei marocchini non appare soltanto una misura di riconciliazione storica, ma anche un tassello di una più ampia strategia attraverso la quale il Marocco cerca di accreditarsi come potenza regionale moderata, mediatore interreligioso e snodo geopolitico tra Africa, Mediterraneo e Medio Oriente. Il tema, dunque, si colloca al crocevia tra diritto, identità nazionale, religione e geopolitica regionale.
Vasco Fronzoni
Fonte: Moked.online, 5 maggio 2026
https://moked.it/blog/2026/05/05/marocco-proposta-di-legge-restituire-la-cittadinanza-ai-discendenti-degli-ebrei/
[1] Cfr. https://moked.it/blog/2026/05/05/marocco-proposta-di-legge-restituire-la-cittadinanza-ai-discendenti-degli-ebrei/
[2] Cfr. Arab Center for Research & Policy Studies:
nonché Arab Barometer:
https://www.arabbarometer.org/wp-content/uploads/Foreign-Affaris-Arab-Barometer-June-12-2025-A-Hidden-Force-in-the-Middle-East_-How-Arab-Public-Opinion-Constrains-Normalization-With-Israel.pdf?utm_source=chatgpt.com
[3] Al-Jazyra, Maroc : Les manifestations rejetant la normalisation avec l'entité sioniste dans 45 villes, 17 gennaio 2026, disponibile alla url https://www.youtube.com/watch?v=9imohkshmTU&t=1s
[4] Sul punto, oltre alle reti sociali e community digitali dei social più diffusi in Marocco (Facebook, X, YouTube, Reddit) si possono consultare anche fonti più istituzionali quali le piattaforme demoscopiche Yabiladi e Arab Index:
https://www.moroccoworldnews.com/2023/01/37519/arab-barometer-64-of-moroccans-oppose-relations-with-israel/ ;
https://en.yabiladi.com/articles/details/185257/arab-index-2025-moroccans-reject.html
[5] https://docs.un.org/en/s/res/2797(2025)
[6] Jonathan Benros, Migrations Juives du Maroc, J.B. édit., Perpignan, 1991.
[7] Cfr., tra altri, Mohamed Tozy, Béatrice Hibou, Tisser le temps politique au Maroc. Imaginaire de l’État à l’âge néolibéral, Karthala, Paris, 2020; Abdelatif Agnouche, Histoire politique du Maroc: pouvoir, légitimité, institutions, Editions Afrique Orient, Casablanca, 1987; Mohamed Tozy, Le Roi Commandeur des croyants, in Aa.Vv., Edification d’un Etat moderne. Le Maroc de Hasan II, Albin Michel, Paris, 1986.
[8] Sull’importanza dei nuovi paradigmi su identità e cittadinanza in Marocco, si rinvia a Hamza Bekkaoui, Transcending Borders and Boundaries: the Dynamics of Moroccan Transnationalism and Sovereignty, in International Journal of Research in Social Science & Humanities, 12/2023; Hajar Idrissi, Laura C. Engel, Youssef Benabderrazik, New visions for citizen formation: An analysis of citizenship education policy in Morocco, in Education, Citizenship and Social Justice, 3/2021; Alessandro Ferrari, James Toronto (a cura di), Religions and Constitutional Transitions in the Muslim Mediterranean: The Pluralistic Moment, Routledge, London-New York, 2017; Mostafa Hassani Idrissi, Manuels d’histoire et identité nationale au Maroc, in Revue Internationale d’Éducation de Sèvres, 9/2015;
[9] Si veda diffusamente Abdellah Boussouf, Une monarchie citoyenne en terre d’Islam. Comment Mohammed VI a conçu un modèle religieux universel, Les Editions du Cerf, Paris, 2018.
[10] Sulla Dichiarazione di Marrakesh, tra altri, si rimanda a Antonio Fuccillo, The Marrakech Declaration between formal religious freedom and personal establishment: a juridical connection between Islam and others, in Antonio Fuccillo (a cura di), The Marrakech Declaration. A Bridge to Religious Freedom in Muslim Countries?, Editoriale scientifica, Napoli, 2016.
[11] Sulla Carta di Medina, tra tanti altri, si veda Maria d’Arienzo, Islam e pluralismo religioso nella “Carta di Medina”, in Diritto e Religioni, 2/2014.
[12] Cfr. Imane Charhaddine, Khalid El Housni, Amal Mellakh, Le patrimoine judéo-marocain comme stimulus du tourisme spirituel au Maroc, in Études caribéennes, 3/2025; Samir El Ouardighi, Tourisme religieux juif : un potentiel de départ de 60.000 pèlerins, in Medias24, 22 settembre 2022, disponibile alla url
https://medias24.com/2022/09/20/tourisme-juif-religieux-un-potentiel-de-depart-de-60-000-personnes/?utm_source=chatgpt.com
[13] Cfr. Mohamed Chtatou, Sacred Thresholds, Shared Saints: Religious Pilgrimage Across Communities, Biblical personalities and Intermingling of cults in Morocco, in Eurasia Review, 3/2026.


