Quaderno monografico n. 2MARIA D’ARIENZO La discriminazione religiosa nel contesto nazionale ed europeo. Considerazioni introduttive
Quaderno monografico n. 1GIAN PIERO MILANO La conformazione del diritto vaticano al diritto internazionale
(30 luglio 2026)
Il 25 marzo 2026 è stato presentato alla Lok Sabha[1] un disegno di legge[2], il Foreign Contribution Amendment Bill, che mira a modificare l’attuale Foreign Contribution Regulation Act (FCRA) in materia di ricezione e utilizzo di contributi esteri da parte di individui, associazioni, enti, società ed altre organizzazioni. La riforma, la cui discussione presso la Lok Sabha è stata rinviata a seguito delle proteste dell’opposizione parlamentare[3], rappresenta un’involuzione normativa restrittiva e centralizzante sulla gestione dei finanziamenti esteri ricevuti dagli enti non profit e religiosi, con gravi ripercussioni sull’esercizio del diritto di associazione, sulla dimensione collettiva e istituzionale della libertà religiosa e sull’autonomia organizzativa e patrimoniale degli enti religiosi, garantiti rispettivamente dagli artt. 19, 25 e 26 della costituzione indiana[4].
Il testo vigente, già di per sé restrittivo, prevede uno stringente controllo governativo su contributi e finanziamenti ricevuti dalle organizzazioni non profit, affinché essi non vengano distratti verso attività pregiudizievoli per l’ordine pubblico e l’interesse nazionale, in linea con l’art. 19, § 4 Cost., che ammette restrizioni alla libertà di associazione ove rispondano ad interessi superiori, quali la tutela della sovranità, dell’integrità, dell’ordine pubblico e della moralità indiani.
Il fulcro dell’attuale normativa è rappresentato dal capitolo III; nello specifico la sez. 11, FCRA stabilisce che gli enti che perseguono finalità culturali, educative, religiose o sociali non possono ricevere contributi esteri senza essere stati previamente registrati o, in alternativa, aver ricevuto un’autorizzazione governativa[5]. Il certificato di registrazione o l’autorizzazione possono essere sospesi o revocati in caso di violazioni di legge, di mancato rispetto di obblighi informativi e di rendicontazione o per ragioni di ordine pubblico[6]. Al fine di garantire la tracciabilità dei flussi finanziari esteri e il controllo da parte delle autorità competenti, la sez. 17, FCRA impone che i fondi transitino dapprima su appositi conti istituiti presso filiali della State Bank of India e, successivamente, vengano trasferiti su altri conti presso banche autorizzate, destinati esclusivamente alla conservazione o all’utilizzo di tali somme, senza commistione con risorse di diversa provenienza.
Tale separazione risponde ad uno specifico obbligo di rendicontazione dei contributi ricevuti da parte degli enti destinatari, i quali sono tenuti ad inviare una relazione all’autorità governativa relativamente all’importo di ciascun contributo estero ricevuto, alla fonte da cui proviene e alle finalità per le quali tale contributo è stato utilizzato. In aggiunta, gli enti autorizzati a ricevere contributi esteri devono conservare un registro di tutti i contributi esteri ricevuti e la documentazione relativa alle modalità con cui tali contributi sono stati utilizzati.
Ad una disciplina di controllo capillare corrispondono ampi poteri in capo ai funzionari governativi preposti, i quali possono accedere all’interno delle sedi degli enti e verificarne i registri dei contributi esteri ed eventualmente, in caso di un ragionevole sospetto di violazione di legge, sequestrarli, unitamente a beni, denaro e titoli finanziari. A seguito del sequestro, l’autorità giudiziaria – nello specifico la Court of Session o l’Assistant Sessions Judge[7] – in caso di provata violazione di legge, procede alla confisca definitiva dei beni sequestrati o, in caso contrario, alla loro restituzione[8]. Avverso il provvedimento di confisca è possibile proporre appello, entro un mese, all’autorità giudiziaria superiore competente[9]. Infine, contro i provvedimenti amministrativi adottati dal governo, per i quali non è previsto il rimedio dell’appello, l’interessato può proporre istanza di revisione presso la medesima autorità, entro un anno dalla comunicazione del provvedimento[10].
Nonostante le criticità evidenziate dalla dottrina[11], la legislazione ha trovato l’avallo della Corte costituzionale indiana la quale, in una recente pronuncia del 2022[12], ha affermato che ricevere contributi esteri non è un diritto fondamentale, né un diritto assoluto; secondo la Corte, in tale materia, il legislatore dispone di un ampio margine di apprezzamento, trattandosi di un ambito idoneo ad incidere sulla sovranità, sull’ordine pubblico e sull’assetto socio-politico del Paese.
In tale quadro normativo, già restrittivo e fortemente accentrato, si colloca la riforma in commento che acuisce maggiormente le criticità della previgente disciplina, incidendo ulteriormente sull’autonomia patrimoniale degli enti non profit.
Il punto centrale della riforma è rappresentato dall’inserimento, nel FCRA, del nuovo capitolo IIIA[13] che istituisce una Designated Authority alla quale assegnare temporaneamente i contributi esteri e i beni, anche solo parzialmente acquistati o realizzati mediante tali contributi, appartenenti a soggetti il cui certificato di registrazione sia stato cancellato, sia cessato o sia stato oggetto di rinuncia. La Designated Authority può, direttamente o tramite un amministratore, prenderne possesso ed è responsabile della supervisione, gestione, salvaguardia, conservazione o manutenzione dei beni assegnati. All’ente viene assegnato un termine entro il quale ottenere un nuovo certificato, chiedere il rinnovo o il ripristino del precedente[14]; scaduto infruttuosamente tale termine, l’assegnazione dei beni alla Designated Authority diviene definitiva. In tal caso, i beni e i contributi acquisiti devono essere destinati a finalità pubbliche; a tal fine la Designated Authority potrà trasferire i medesimi a qualsiasi ministero, dipartimento, autorità o agenzia del governo centrale o di un governo statale o a qualunque autorità locale oppure venderli, trasferendo i relativi proventi e i contributi esteri assegnati definitivamente, al Consolidated Fund of India[15]. L’attribuzione dei beni e dei contributi esteri alla Designated Authority si verifica altresì qualora un ente cessi di esistere, divenga inoperativo o risulti inattivo.
La proposta prevede come unica deroga l’ipotesi in cui un bene definitivamente attribuito sia un luogo di culto; in tal caso la Designated Authority dovrà affidare la gestione del luogo di culto ad un soggetto che ne assicuri il mantenimento del carattere religioso e della destinazione al culto. Questa previsione sembra voler prevenire un contrasto diretto con gli artt. 25 e 26 Cost., ferma restando, tuttavia, la criticità derivante dalla sottrazione del bene all’ente religioso e dall’affidamento ad un soggetto terzo, all’esito di un procedimento amministrativo fortemente accentrato e discrezionale.
Infine, sotto il profilo della tutela giurisdizionale, ferma restando la facoltà per la medesima autorità di procedere, in via di autotutela, all’annullamento dei propri provvedimenti, qualsiasi soggetto che si ritenga leso da un ordine della Designated Authority può proporre appello, entro novanta giorni, alla District Court territorialmente competente.
In questa prospettiva, l’impatto della riforma sugli enti religiosi appare evidente: pur non essendo specificamente rivolta nei loro confronti, essa incide in maniera significativa su tutti quegli enti che dipendono da fondi provenienti dall’estero per lo svolgimento di attività religiose, sociali, educative o caritative, quali ad esempio le numerose congregazioni religiose impegnate in attività educative, sanitarie e assistenziali nel Paese. Ne deriva che la portata del provvedimento non può essere letta esclusivamente sul piano della disciplina amministrativa dei finanziamenti esteri, ma deve essere valutata anche con riferimento all’impatto sull’autonomia patrimoniale degli enti religiosi, sulla loro capacità di perseguire i propri fini istituzionali e sulla possibilità di preservare l’identità stessa. È anche in questo scenario, apparentemente tecnico ma sostanzialmente determinante, che si misura l’effettiva tenuta delle garanzie costituzionali poste a tutela della libertà religiosa e che emerge la tensione tra la proclamata laicità dello Stato indiano[16] e la persistente diffidenza nei confronti della dimensione istituzionale e associativa del fenomeno religioso[17].
Giuseppe Sabatelli
[1] La Lok Sabha è la camera bassa del Parlamento indiano e, insieme alla Rajya Sabha, la camera alta, costituisce l’organo legislativo indiano.
[2] Il testo – oltre che sul sito ufficiale https://sansad.in/ls/search – è visionabile sul portale di ricerca indipendente avente l’obiettivo di rendere il processo legislativo indiano trasparente e accessibile PRS Legislative Research all’indirizzo https://prsindia.org/billtrack/the-foreign-contribution-regulation-amendment-bill-2026.
[3] ET Bureau, As NDA and Oppn spar, debate on FCRA amendment bill in Lok Sabha deferred, in The Economic Times, 2 aprile 2026, disponibile online all’indirizzo https://economictimes.indiatimes.com/news/politics-and-nation/as-nda-and-oppn-spar-debate-on-fcra-amendment-bill-in-lok-sabha-deferred/articleshow/129961134.cms?from=mdr.
[4] Art. 19, Cost. – “(1) All citizens shall have the right (a) to freedom of speech and expression; (b) to assemble peaceably and without arms;(c) to form associations or unions or co-operative societies; (d) to move freely throughout the territory of India; (e) to reside and settle in any part of the territory of India; and (g) to practise any profession, or to carry on any occupation, trade or business.
(2) Nothing in sub-clause (a) of clause (1) shall affect the operation of any existing law, or prevent the State from making any law, in so far as such law imposes reasonable restrictions on the exercise of the right conferred by the said sub-clause in the interests of the sovereignty and integrity of India, the security of the State, friendly relations with foreign States, public order, decency or morality, or in relation to contempt of court, defamation or incitement to an offence.
(3) Nothing in sub-clause (b) of the said clause shall affect the operation of any existing law in so far as it imposes, or prevent the State from making any law imposing, in the interests of the sovereignty and integrity of India or public order, reasonable restrictions on the exercise of the right conferred by the said sub-clause.
(4) Nothing in sub-clause (c) of the said clause shall affect the operation of any existing law in so far as it imposes, or prevent the State from making any law imposing, in the interests of the sovereignty and integrity of India or public order or morality, reasonable restrictions on the exercise of the right conferred by the said sub-clause.
(5) Nothing in sub-clauses (d) and (e) of the said clause shall affect the operation of any existing law in so far as it imposes, or prevent the State from making any law imposing, reasonable restrictions on the exercise of any of the rights conferred by the said sub-clauses either in the interests of the general public or for the protection of the interests of any Scheduled Tribe.
(6) Nothing in sub-clause (g) of the said clause shall affect the operation of any existing law in so far as it imposes, or prevent the State from making any law imposing, in the interests of the general public, reasonable restrictions on the exercise of the right conferred by the said sub-clause, and, in particular, nothing in the said sub-clause shall affect the operation of any existing law in so far as it relates to, or prevent the State from making any law relating to, (i) the professional or technical qualifications necessary for practicing any profession or carrying on any occupation, trade or business; or (ii) the carrying on by the State, or by a corporation owned or controlled by the State, of any trade, business, industry or service, whether to the exclusion, complete or partial, of citizens or otherwise”.
Art. 25, Cost. – “(1) Subject to public order, morality and health and to the other provisions of this Part, all persons are equally entitled to freedom of conscience and the right freely to profess, practice and propagate religion.
(2) Nothing in this article shall affect the operation of any existing law or prevent the State from making any law (a) regulating or restricting any economic, financial, political or other secular activity which may be associated with religious practice; (b) providing for social welfare and reform or the throwing open of Hindu religious institutions of a public character to all classes and sections of Hindus”.
Art. 26, Cost. – “Subject to public order, morality and health, every religious denomination or any section thereof shall have the right (a) to establish and maintain institutions for religious and charitable purposes; (b) to manage its own affairs in matters of religion; (c) to own and acquire movable and immovable property; and (d) to administer such property in accordance with law”.
[5] Ai sensi della sez. 12, FCRA, il Governo centrale, per rilasciare il certificato di registrazione – avente durata quinquennale – ovvero l’autorizzazione preventiva alla ricezione di contributi esteri, deve verificare la sussistenza di determinati requisiti. In particolare, il richiedente non deve essere un soggetto fittizio o interposto, non deve essere stato condannato per attività di conversione religiosa mediante forza o induzione, non deve aver utilizzato impropriamente contributi esteri, violato altre norme del FCRA o svolto attività sediziose.
[6] Cfr. artt. 13 e 14, FCRA.
[7] La Court of Session è il tribunale penale di livello distrettuale, presieduto da un Session Judge, nominato dalla High Court competente. L’Assistant Session Judge è, invece, un giudice appartenente alla medesima struttura giurisdizionale, anch’esso nominato dalla High Court, che esercita le proprie funzioni in posizione subordinata rispetto al Sessions Judge.
[8] La sez. 30, FCRA prevede che nessun ordine di confisca possa essere adottato senza il previo rispetto del contraddittorio; al destinatario del provvedimento di confisca, infatti, viene data la possibilità di difendersi presentando osservazioni scritte.
[9] Ai sensi della sez. 31, FCRA, qualora il provvedimento di confisca sia stato adottato dalla Court of Session, l’appello deve essere proposto alla High Court; nel caso, invece, sia stato adottato dall’Assistant Sessions Judge, l’appello deve essere proposto alla Court of Session.
[10] La revisione può riguardare, ad esempio, la sospensione del certificato, gli ordini di limitazione all’utilizzo o alla ricezione di fondi esteri, nonché gli ordini di blocco della disponibilità di beni, valuta o titoli adottati ai sensi della sez. 10, FCRA. Restano invece soggetti ad appello gli ordini espressamente richiamati dalla sez. 31, FCRA, quali la confisca, il diniego di autorizzazione, il rigetto della registrazione e la cancellazione del certificato.
[11] Cfr. R. Jalali, International Funding of NGOs in India: Bringing the State Back In, in Voluntas: International Journal of Voluntary and Nonprofit Organizations, vol. 19, n. 2, 2008, pp. 161-188; S. Chaudhry, The Assault on Civil Society: Explaining State Crackdown on NGOs, in International Organization, vol. 76, n. 3, 2022, pp. 549-590; K.M. Teater, U.S. Foreign Policy and the Defense of Religious Freedom in India, in Religions, vol. 11, n. 3, 2020, pp. 1-24; P.I. Bhat, Balancing Transnational Charity with Democratic Order, Security, Social Harmony and Accountability: A Critical Appraisal of the Foreign Contribution (Regulation) Act, 2010, in Journal of Indian Law and Society, vol. 4, n. 2, 2013, pp. 155-182; D. Christensen, J.M. Weinstein, Defunding Dissent: Restrictions on Aid to NGOs, in Journal of Democracy, vol. 24, n. 2, 2013, pp. 77-91.
[12] Supreme Court of India, Noel Harper & Ors. v. Union of India & Anr., Writ Petition (Civil) No. 566 of 2021, 8 aprile 2022, 2022 SCC OnLine SC 434.
[13] The Foreign Contribution (Regulation) Amendment Bill, 2026, Bill No. 97 of 2026, clause 11, recante l’inserimento del nuovo Chapter IIIA nel FCRA, sez. 16A-16L.
[14] Qualora, entro il termine prescritto, venga rilasciato un nuovo certificato o il precedente certificato sia rinnovato o ripristinato a seguito di revisione, la Designated Authority dovrà restituire i contributi esteri e i beni che le erano stati attribuiti in via provvisoria.
[15] Cfr. art. 266, Cost. – “Subject to the provisions of article 267 and to the provisions of this Chapter with respect to the assignment of the whole or part of the net proceeds of certain taxes and duties to States, all revenues received by the Government of India, all loans raised by that Government by the issue of treasury bills, loans or ways and means and all moneys received by that Government in repayment of loans shall form one consolidated fund to be entitled ‘the Consolidated Fund of India’, and all revenues received by the Government of a State, all loans raised by that Government by the issue of treasury bills, loans or ways and means advances and all moneys received by that Government in repayment of loans shall form one consolidated fund to be entitled ‘the Consolidated Fund of the State’”.
(2) All other public moneys received by or on behalf of the Government of India or the Government of a State shall be credited to the public account of India or the public account of the State, as the case may be.
(3) No moneys out of the Consolidated Fund of India or the Consolidated Fund of a State shall be appropriated except in accordance with law and for the purposes and in the manner provided in this Constitution”.
[16] Il preambolo della Carta costituzionale indiana afferma che l’India è una repubblica “sovereign, socialist, secular, democratic”. In aggiunta, l’art. 15, §§ 1 e 2 aggiunge “(1) The State shall not discriminate against any citizen on grounds only of religion, race, caste, sex, place of birth or any of them.
(2) No citizen shall, on grounds only of religion, race, caste, sex, place of birth or any of them, be subject to any disability, liability, restriction or condition with regard to (a) access to shops, public restaurants, hotels and places of public entertainment; or (b) the use of wells, tanks, bathing ghats, roads and places of public resort maintained wholly or partly out of State funds or dedicated to the use of the general public”.
[17] In merito al rapporto tra fenomeno religioso e diritto in India, si veda C. Correndo – D. Francavilla, Legislazione e diritti personali in India, in Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, n. 2, 2017, pp. 357-376 nonché G. Poggeschi, I diritti fondamentali in India fra Costituzione Corte Suprema e diritto tradizionale, in A. Amirante – C. Decaro – E. Pfostl (a cura di), La Costituzione dell’Unione indiana. Profili introduttivi, Torino, 2013, pp. 182-194 e F. Alicino, Libertà religiosa e principio di laicità in India, ivi pp. 195-221. Di questo A. v. altresì Id., Nazionalismo e tradizione cultural-religiosa in India, in Coscienza e libertà, n. 56, 2019 (https://coscienzaeliberta.it/testimonianze/nazionalismo-e-tradizione-cultural-religiosa-in-india-francesco-alicino-n-56-anno-2018).


